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nota per il suo miele, tanto che il suo nome da Hybla
fu trasformato in quello attuale di Melilli. Ancora oggi ci domandiamo
se la sua consistenza d’agglomerato urbano è stata nel
periodo bizantino, indicato poi come casale di Melilli
nei documenti trecenteschi.
E’ un centro prevalentemente agricolo ma la sua trasformazione,
in seguito allo sviluppo industriale, si può notare nel suo assetto
urbanistico cittadino che vede a valle i nuovi quartieri e in alto la
parte storica. Questa disposizione è una valida motivazione per
visitare il centro storico che offre una veduta: sulle industrie, sulle
campagne circostanti, sull’Etna, sulla penisola di Magnisi e sul
mare di Siracusa.
Lungo il porticato, dove si svolge la fiera annuale, troviamo la fabbrica
che crea un sipario ai fuochi d’artificio in onore a S.
Sebastiano patrono, il cui culto è rinomato da sei secoli
e risale ad un episodio avvenuto nel 1414 presso Magnisi dove fu trovata
una cassa, naufragata in logo, contenente la statua del martire romano.
Portata in una grotta, che divenne una chiesa, fu subito venerata e
ancor di più quando uscì indenne dalle rovine del terremoto.
Si eresse un tempio, poi elevato a basilica, tra i più noti della
Sicilia. All’interno della chiesa di S. Sebastiano
troviamo gli affreschi del Sozzi che raffigurano la gloria di S. Sebastiano.
Anche la chiesa Madre dedicata al S. Nicolò,
ex patrone di Melilli, è da visitare, anch’essa con gli
affreschi del Sozzi.
Tra le molteplici feste religiose e tradizioni, che hanno luogo a Melilli,
sono da ricordare i nuri (nudi) devoti che durante
la festa del patrono, scalzi, vestiti di bianco e con una fascia rossa
a tracolla terminano la loro corsa nel santuario.
Archivio
A.P.T. Siracusa
Foto di N. Privitera
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