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sud dell’odierna città di Lentini, vissero delle popolazioni
indigene chiamati Lestigoni e dediti alla pastorizia, prima ancora dei
Leontinoi greci, che testimoniarono i ritrovamenti di capanne e monete.
Col passare dei secoli il loro nome cambiò in Sicani, dall’eroico
capo che li guidò, ed i campi leontini divennero più popolati
e rinomati fino a quando una spaventosa eruzione dell’Etna non
devastò la zona e i Sicani fuggirono.
La zona fu ripopolata dai Siculi della mitica Xuthia, Lentini fu colonizzata
dai Calcidesi nel 729 a.C. e la sua storia s’intrecciò
con quella di Siracusa. Nel medioevo divenne una delle più importanti
città demaniali ma sfortunatamente fu distrutta dal terremoto
del 1693 e poi ricostruita. Si trova in una vallata circondata da splendidi
agrumeti d’arance tarocco, di cui oggi è uno dei più
importanti centri produttori.
Nel suo centro storico troviamo dei quartieri a carattere medievale,
inoltre si possono ammirare diverse chiese tra cui la Chiesa
Madre di S. Alfio, d’origine cinquecentesca e con i simboli
della passione dei Santi Martiri (Alfio, Cirino e Filadelfo)
i cui i lentinesi sono molto devoti, la Chiesa Santissima Trinità
e San Marziano che fu costruita nel XVIII secolo sulle rovine
del palazzo rinascimentale La Palumba. Inoltre degni di nota: il Palazzo
Scammacca recentemente restaurato e oggi sede del Municipio
e il Palazzo Sanzà.
Ad un paio di km andando vero Carlentini si trovano i resti archeologici
della vecchia Leontinoi. Mentre andando verso nord
si nota l’invaso del Biviere, non ancora del
tutto riempito, ma dove si possono ammirare cicogne, folaghe, germani
reali, fenicotteri e molti altri uccelli.
Archivio
A.P.T. Siracusa
Foto di N. Privitera
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