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Francofonte

Francofonte sorse nel feudo Borgesia, prima chiamato Bufilda, nella contrada Vaijasinni (o Vaijasindi).
Alcune fonti rivelano il lascito arabo dei toponimi Milisinni e Gebel-sind, nei quali il sindi potrebbe corrispondere a franco e Vaijasindi, derivando da Ayn-sindi, potrebbe significare fonte franco. Dunque il toponimo fonte franco troverebbe giustificazione se riferito alla “Fontana Grande”, nel vallone al confine fra Chadra e Bufilda, e conferma nel fatto che l'aggregato rurale Vaijasindi (poi Francofonte) fosse un borgo franco, così caratterizzato oltre che per la comune utenza dell'acqua e del ponte (detto anche Francoponte), esente da diritti di pedaggio, anche per il diritto di borgesia.

Di certo sappiamo che il casale di Francofonte sorse a metà secolo XIV, un po’ più a valle dell’abitato attuale, attribuito al Gran Giustiziere del Regno, Artale Alagona, che uscì vincitore da un contrasto con i Chiaramente che dominavano Lentini. Per contrastare gli avversari, Alagona pensò di fortificare il suo casale, prima chiamato Bufilda, facendo costruire un castello.
Quando il Re Martino, tolse i feudi di Chadra e Francofonte ai ribelli Alagona e de Lamia, e li concesse entrambi a Berengario Cruyllas si costruirono due chiese: Santa Venera, che diede l'impulso alla formazione del primo quartiere chiamato matrice, e Spirito Santo. Francofonte, vide aumentare costantemente la sua popolazione diventando uno dei centri più prosperi della Sicilia sud-orientale.

Con Girolamo Gravina-Cruyllas, primo Marchese di Francofonte, fu ristrutturato il castello e iniziò il culto della Madonna della Neve, elevata poi a Patrona. Nonostante gli avvicendamenti, la città non prosperò e il terremoto fu un vero e proprio colpo di grazia per essa.
In seguito Francesco Gravina, principe di Palagonia, fece costruire sulle rovine del castello il grande palazzo nobiliare, divenuto il Municipio. Molte delle antiche chiese distrutte non furono più ricostruite, ma ne furono edificate delle nuove: Santa Croce e San Cristoforo. La chiesa Madre fu ricostruita sui resti della precedente, intitolata a S. Antonio Abate.

La campagna s'incrementa di masserie e si costruiscono mulini, palmenti e frantoi. Scompare la pastorizia e prende il sopravvento la coltura del grano, della canapa, del lino, del riso, dell'ulivo e della vite. Inseguito la coltura degli agrumi, gran realtà dell'economia di Francofonte cominciò a diffondersi e s’iniziò a selezionare e coltivare il tarocco, arancia che proprio in questa zona ebbe le proprie origini. Da allora l'agrumicoltura praticata a Francofonte si è soprattutto sviluppata e specializzata nella produzione del tarocco, che è il frutto principe da tavola.

Archivio A.P.T. Siracusa
Foto di E. Zinna, A. Maiorca e N. Privitera

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