| Dal terremoto al ventesimo secolo |
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| Itinerari e storia |
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Il terremoto devastante del 1693 distrusse quasi interamente Siracusa ed altre città limitrofe della Sicilia orientale, infatti, diverse realtà urbane quali Augusta, Avola, Ferla, Francofonte, Lentini, Noto, Palazzolo Acreide furono seriamente danneggiate e alcune completamente distrutte. Questo terremoto fu descritto da un viaggiatore inglese del settecento, Swinburne, come "un'orrida concussione" che fece crollare quasi tutte le città sulla costa orientale ed "un quarto degli abitanti di Siracusa perirono sotto le rovine delle loro case". Egli aggiunse: "Mai avevo provato impressione di rammarico e di pietà così forte quale quella che provai errando fra le rovine di Siracusa". Tuttavia la città risorse, ed ancora oggi, quando si trova il tempo di passeggiare per le vie ed i vicoli congestionati di Siracusa, si nota lo strano miscuglio di stili architettonici, greco, romano, normanno, spagnolo, barocco, come non capita spesso in altre città. Gran parte dell'attuale assetto e dell'architettura siracusana si definì nel Settecento. Dalle rovine di un'immane tragedia presero corpo assetti urbani e architettonici di straordinario valore ed originalità: l'impianto urbano di Avola di nuova costruzione, lo splendido centro barocco di Noto, il riassetto territoriale viario di Palazzolo Acreide. Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, tutta la provincia e specialmente Siracusa subì profonde trasformazioni: crescita edilizia, nascita di nuovi quartieri. Sulle rovine del terribile terremoto del 1693 fiorì il barocco siracusano. Con i lavori per la costruzione della nuova facciata del Duomo che il palermitano Andrea Palma aveva progettato e che erano iniziati nel 1728 sotto la direzione degli altri architetti locali, Luciano Caracciolo e Luciano Alì, si aprirono a Siracusa molti altri cantieri. Per far fronte a tutti questi interventi si rese necessario chiamare architetti da Roma, Napoli, Palermo e da Catania. In questo periodo si aprì il cantiere per la costruzione del leggiadro Palazzo Beneventano del Bosco, progettato dal giovane architetto Luciano Alì. All'interno, degni di menzione sono gli stucchi e i soffitti di scuola napoletana e le sopraporte, opera del pittore palermitano Martorana. A Luciano Caracciolo si deve la semplicità della facciata di S. Lucia alla Badia. Occorre notare che siamo in un'epoca storica in cui questo senso febbrile dell'edificazione di bei palazzi, contrastava con l'occupazione nefasta della dominazione spagnola e che nello stesso tempo ne subiva l'influenza architettonica. Nell'Ottocento Siracusa prese parte ai moti contro i Borboni durante il Risorgimento. In questo periodo e nei primi anni di questo secolo non si costruirono palazzi di considerevole importanza. Durante la II guerra mondiale Siracusa e parte della sua provincia furono gravemente danneggiate dai bombardamenti anglo-americani e, dopo lo sbarco degli alleati, da quelli tedeschi. Il nuovo decollo della città di Siracusa e della sua area provinciale è da mettere in relazione con la sua posizione, con la presenza di un ottimo porto naturale, con la sua crescita del settore primario, con le attrattive turistiche, ma soprattutto con l'impetuoso sviluppo industriale. Dal dopoguerra in poi, la città è cresciuta ed è andata sviluppandosi nei quartieri dell'antica Pentapoli, espandendosi soprattutto verso nord-nord/ovest e dandosi un assetto urbanistico che comprende nove Quartieri: Ortigia, S. Lucia, Grotta Santa, Akradina, Tiche, Epipoli, Neapolis, Belvedere e Cassibile. Siracusa rimane una città che esercita un fascino duraturo su quelli che vengono per conoscerla: per questa ragione molti visitatori ritornano ripetute volte. Pur non essendo bella come Taormina, emana un incanto sottile che è difficile da definire. Gran parte deriva dalla sua storia che ricopre un ruolo importante, ma è un errore supporre che tutto il suo incanto sia in relazione ad essa: Siracusa è una città bella per sé stessa, bella per la sua posizione, le sue coste ed il suo porto. Per alcuni, le parole di Gregorovius possono meglio sintetizzare l'incanto che si distilla dai suoi ricordi storici. Egli scrisse: "Si dovrebbe contemplare il panorama sotto la luna, dalla fontana di Aretusa. Quello che si sente è amore per l'Ellade, patria di ogni spirito pensoso". |













